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La chirurgia Induratio Penis Plastica o meglio conosciuta come Trattamento Peyronie, è una patologia non ancora perfettamente conosciuta.

L’elemento fondamentale della malattia è la comparsa, sulla tunica albuginea (la guaina) dei corpi cavernosi del pene di una zona di indurimento “la placca” variabile da pochi millimetri a 2-3 centimetri, che determina, al comparire, una certa dolenzia locale che si accentua durante l’erezione, durante il toccamento, la masturbazione o il rapporto sessuale. Abbastanza rapidamente si manifesta un incurvamento del pene con angolo di curvatura proprio in corrispondenza della placca.

Perché intervenire con la chirurgia Induratio Penis Plastica?

L’incurvamento può essere modesto, ma, in alcuni casi, può essere di entità tale da rendere difficoltosa o impossibile la penetrazione. Il motivo di allarme per il paziente è rappresentato dalla zona di indurimento (il classico timore del paziente è di avere un tumore), secondariamente dal dolore che può impedire l’attività sessuale e successivamente dall’incurvamento del pene con problemi estetici e funzionali.

Alcuni pazienti notano l’incurvamento, magari senza alcun dolore, come primo segno evidente, sono state avanzate numerose ipotesi patogenetiche ma ancora non si hanno dati certi.

Terapia o chirurgia Induratio Penis Plastica?

Terapia medica dell’Induratio: sono state proposte numerose terapie, ma con pochi risultati. Nessun farmaco si è rivelato capace di modificare la progressione della malattia. Un certo beneficio sembra derivare dalla vitamina E, derivante dalla carnitina. Poco utile la ionoforesi con calcioantagonisti e cortisonici come in altre patologie delle capsule articolari.

Negli anni ’90 era nata l’idea che le infiltrazioni delle placca con alcune analoghe sostanze potesse comportare la riduzione-scomparsa della placca. Tali infiltrazioni si sono rivelate inefficaci e non più proponibili mancando l’evidenza dei risultati.

Terapia chirurgica Induratio Penis Plastica: se l’erezione è valida si può intervenire con il semplice obiettivo di eliminare la curvatura; si fa quindi una “corporoplastica” con un certo accorciamento dell’asta. Sono state proposte varie tecniche, tutte con buoni risultati.

Si può intervenire anche asportando la placca e sostituendo il tessuto albugineo con del materiale proprio (autologo) quali mucosa del prepuzio, cute, dura madre o parete venosa, oppure con materiale derivante da altre specie animali (eterologo). Dopo questa chirurgia che mantiene la lunghezza dell’asta ci può essere un certo decadimento dell’erezione.

Risultati migliori in termini di mantenimento della funzione erettile si possono ottenere introducendo nei corpi cavernosi dei sottili elastomeri in silicone. Dopo la escissione della placca il paziente ha una migliore erezione. Nei casi in cui accanto alla placca con la relativa curvatura sia compromessa notevolmente la funzione erettile, non più ripristinabile con Viagra o PGE1, l’inserimento di un sistema protesico malleabile o idraulico consente i risultati più soddisfacenti.

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