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Il tumore vescicale, detto anche carcinoma vescicale, è uno dei tumori più diffusi, ma nella maggior parte dei casi, in circa nell’85%, viene diagnosticato in uno stadio non troppo avanzato e per tanto circa l’80% dei malati riesce a sconfiggerlo.

Il tumore vescicale rappresenta circa il 3% di tutti i tumori e, in ambito urologo, è secondo solamente al tumore alla prostata. Viene diagnosticato soprattutto nelle persone tra i 60 e 70 anni ed è molto più frequente negli uomini che nelle donne. Secondo alcuni studi, nel 2017, in Italia, sono stati circa 27.000 i casi di tumore vescicale considerando tutte e tre le tipologie:

  • Carcinoma a cellule di transizione: rappresenta il 95% dei casi diagnosticati e ha origine nelle cellule che compongono il rivestimento della vescica;
  • Carcinoma squamoso primitivo: colpisce le cellule squamose ed è particolarmente legato alle infezioni causate da parassiti;
  • Adenocarcinoma: ha origine dalle cellule delle ghiandole presenti nella vescica;

Tumore vescicale, i soggetti più a rischio

Una delle cause più comuni del tumore vescicale è sicuramente il fumo della sigaretta, seguito dall’esposizione continua ad elementi chimici frequentemente utilizzati in industrie tessili, di coloranti, di gomma o cuoio. Può inoltre essere causato da eventuali radioterapie effettuare o dall’assunzione di particolari farmaci.

Anche l’infezione causata da alcuni parassiti può portare alla creazione di questo tumore. Infine, la dieta, ha un importante ruolo, grassi e fritti in quantità elevate, possono aumentare il rischio di contrazione del tumore vescicale.

I sintomi del tumore vescicale

Il tumore vescicale può manifestarsi attraverso differenti sintomi, comuni anche ad altre malattie urinarie. Ma nello specifico, uno dei primi sintomi è sicuramente la presenza di sangue nelle urine, nella formazione di coaguli, la sensazione di bruciore alla vescica nel momento di compressione dell’addome e la difficoltà e il dolore nell’atto dell’urinazione.

Il tumore vescicale può diffondersi localmente e a distanza mediante i linfonodi che successivamente, mediante il ciclo sanguigno, potrebbe attaccare i polmoni, il fegato e addirittura le ossa.

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